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sabato 7 marzo 2026


 Ancora ci risiamo con la guerra. Quanto a mentalità non è cambiato nulla dai tempi della guerra di Troia fino ai nostri giorni ma purtroppo sono cambiate le armi e i mezzi di distruzione. Che il Regime degli Ayatollà non piaccia a nessuno di noi occidentali dei paesi democratici non può essere una giustificazione per aggredirlo e bombardarlo infischiandosene del diritto internazionale.E' inevitabile desumere che oggi nel mondo vige la legge del più forte  perchè il ricorso alla guerra per risolvere i problemi internazionali    è accettato dall'opinione pubblica anche oggi, sia pure nelle democrazie. Questo accade perchè dentro di noi vi è un "terribile amore per la guerra", citando il titolo di un libro di Hillman. Non sarebbe così se ci fosse un rifiuto generale al ricorso alle armi. Noi assorbiamo questa mentalità bellicista fin da piccoli con i valori propagandati dalle istituzioni, dalla società e dai mezzi di comunicazione di massa. Il ricorso alle armi è inevitabile quando queste vengono costruite ed esaltate sia pure ipocritamente chiamandole armi di difesa. I mass media contribuiscono a questa cultura che accetta la guerra, il fatto stesso che l'aggressione di USA all'Iran riempia i giornali e li faccia vendere vuol dire che questa carneficina allal fine piace. L'industria della notizia plaude. Si inneggia alla pace ma si fa la guerra giustificandola con un nemico da distruggere per la nostra sicurezza, mai raggiunta. Sono i valori che debbono cambiare, se questi sono sempre improntati al raggiungimento del dominio siamo in una situazione drammatica. Sembrava che il femminismo contribuisse a cambiare questi valori ma non sembra stia accadendo con diverse donne al potere. I morti civili sono effetti collaterali al raggiungimento degli scopi prefissati attraverso l'uso della violenza e invece nulla può giustificare la morte di centinaia e migliaia di civili e soprattutto bambini. Le iniziative di pace passano sempre in secondo piano per la stampa come ad esempio la marcia dei monaci buddisti con arrivo a Washington.   

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