istituto uomo e ambiente
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sabato 7 marzo 2026
Ancora ci risiamo con la guerra. Quanto a mentalità non è cambiato nulla dai tempi della guerra di Troia fino ai nostri giorni ma purtroppo sono cambiate le armi e i mezzi di distruzione. Che il Regime degli Ayatollà non piaccia a nessuno di noi occidentali dei paesi democratici non può essere una giustificazione per aggredirlo e bombardarlo infischiandosene del diritto internazionale.E' inevitabile desumere che oggi nel mondo vige la legge del più forte perchè il ricorso alla guerra per risolvere i problemi internazionali è accettato dall'opinione pubblica anche oggi, sia pure nelle democrazie. Questo accade perchè dentro di noi vi è un "terribile amore per la guerra", citando il titolo di un libro di Hillman. Non sarebbe così se ci fosse un rifiuto generale al ricorso alle armi. Noi assorbiamo questa mentalità bellicista fin da piccoli con i valori propagandati dalle istituzioni, dalla società e dai mezzi di comunicazione di massa. Il ricorso alle armi è inevitabile quando queste vengono costruite ed esaltate sia pure ipocritamente chiamandole armi di difesa. I mass media contribuiscono a questa cultura che accetta la guerra, il fatto stesso che l'aggressione di USA all'Iran riempia i giornali e li faccia vendere vuol dire che questa carneficina allal fine piace. L'industria della notizia plaude. Si inneggia alla pace ma si fa la guerra giustificandola con un nemico da distruggere per la nostra sicurezza, mai raggiunta. Sono i valori che debbono cambiare, se questi sono sempre improntati al raggiungimento del dominio siamo in una situazione drammatica. Sembrava che il femminismo contribuisse a cambiare questi valori ma non sembra stia accadendo con diverse donne al potere. I morti civili sono effetti collaterali al raggiungimento degli scopi prefissati attraverso l'uso della violenza e invece nulla può giustificare la morte di centinaia e migliaia di civili e soprattutto bambini. Le iniziative di pace passano sempre in secondo piano per la stampa come ad esempio la marcia dei monaci buddisti con arrivo a Washington.
domenica 7 settembre 2025
mercoledì 27 agosto 2025
domenica 8 giugno 2025
Nuovo libro
Questo nuovo libro è il condensato di riflessioni sull'architettura nei corsi dell' Istituto. L' amico e allievo Roberto Sacchi, che ringrazio, ha scritto questa recensione.
IL SESTO ORDINE DELL’ARCHITETTURA
venerdì 26 aprile 2024
Evento celebrativo dei quarant'anni dell'Istituto Uomo e Ambiente
Atti del convegno L’educazione ecologica nella
morfogenesi urbana. Realizzato in data 6.5. 2024 al Centro internazionale di
Brera.
Inizio ore 9.30
L’architetto Sebastiano Coriglione, coordinatore,
introduce l’argomento del convegno anniversario dei quarant’anni dell’Istituto
Uomoe Ambiente e presenta il primo relatore che è l’assessora all’ambiente del
Comune Elena Grandi. Lei dopo i ringraziamenti per l’invito elenca le
realizzazioni che il suo assessorato sta portando a termine e le difficoltà
relative per rendere più sostenibile e più verde la città di Milano. Il secondo
relatore è l’architetto Lidia Arduino, cofondatrice dell’Istituto, che racconta
come è nata l’idea di creare una associazione che avesse come scopo quello di
contribuire a formare una cultura ecologica per gli architetti e
l’architettura. Questo è successo da un incontro con l’arch. Maurizio Spada,
attuale direttore, nei primi anni ottanta in una scuola di arti e mestieri a
Lissone dove un gruppo di giovani architetti avevano formato una piccola
Bauhaus. Questo poi ha influenzato anche la sua professione e la sua attività
politica come amministratore di Cusano Milanino. Il terzo relatore presentato
da Coriglione è l’architetto, scrittore Marco Guido Santagostino che nel suo
discorso ha ricordato principalmente il contenuto del libro La cultura della
bellezza, Albeggi editore, di M. Spada che lo ha positivamente impressionato
tanto da considerarlo un vademecum per chi vuole cimentarsi con l’architettura,
l’urbanistica e il paesaggio. Dopo questo intervento è stato presentato lo
sponsor Lorenzo Caimi della ditta Caimi che produce tra l’altro sistemi per
l’isolamento acustico, il quale ha esposto con immagini e filmato la realtà
della sua azienda fondata dal padre. L’intervento dell’architetto paesaggista
Gioia Gibelli, presidente della Casa dell’agricoltura, ha riportato il
dibattito sul tema del paesaggio, della bellezza e della necessità di portare
la natura nella città affinché anche le giovani generazioni acquisiscano una
coscienza ecologica portando come esempio un suo intervento al Parco di Monza.
Il quinto relatore è stato l’architetto urbanista, professore al Politecnico di
Milano, Antonello Boatti che ha parlato della ipotesi di riapertura dei navigli
milanesi con immagini e filmati che hanno illustrato uno studio commissionato
al Politecnico dal Comune. L’ultimo intervento è stato quello dell’architetto
Maurizio Spada che ha ripercorso la storia dell’Istituto e le finalità che sono
ancora molto attuali, costituiscono il contenuto del primo articolo dello
statuto e prevedono un ulteriore sviluppo al quale l’Istituto sta lavorando
insieme alla sua equipe di specialisti. Si conclude così l’incontro.
giovedì 23 febbraio 2023
Ucraina
Vorrei chiarire alcuni punti sulla guerra in Ucraina perché qui come al solito il pensiero dualistico e riduttivo dilaga e siamo sempre al consueto problema che chi vuole uscire da questo schema viene attaccato da quelli che lo alimentano, sia da una parte che dall’altra. Premesso che Putin è a capo di un regime totalitario o quantomeno scarsamente democratico, e non goda della mia simpatia, bisogna per onore di verità ammettere che non ha mosso le sue truppe per invadere l’Ucraina senza motivazioni e solo per spirito imperialistico, c’erano ormai dal 2014 le condizioni per un intervento della Russia in una zona che, come il nostro Tirolo, apparteneva alla lingua e alla tradizione del paese confinante e che da nove anni veniva perseguitata dal governo di Kiev, quattordicimila morti non sono una bazzecola. Detto questo condanno comunque l’uso delle armi ma in questo mondo reale purtroppo chi è più forte dopo aver inutilmente minacciato agisce. L’Occidente ha gridato allo scandalo perché ha travolto il diritto all’autodeterminazione dei popoli e la intangibilità dei confini nazionali. Qui sta il punto dolente che può condurre ad una guerra totale se ci si fissa sul principio astratto. Noi viviamo in un mondo globalizzato e i confini sono sempre più labili e porosi. Non si può gridare allo scandalo per l’invasione e il non rispetto dei confini quando in altre circostanze si è fatto altrettanto, qualcuno ricorda l’invasione della Libia da parte di Francia e Inghilterra con la scusa di far fuori Gheddafi ma con un occhio al petrolio? E l’invasione dell’Irak da parte degli Stati Uniti? Dunque due pesi e due misure. Zeleski se avesse avuto a cuore il bene del suo popolo avrebbe potuto agire diversamente e non chiamare a soccorso l’intero occidente per scatenare una guerra che rischia di diventare mondiale e atomica e che non potrà mai essere vinta. Uno che aveva a cuore le vite e il benessere della sua gente, che valgono molto di più dei confini territoriali, poteva organizzare una resistenza in modo diverso così che la loro contesa rimanesse confinata. Invece appellandosi all’idea di libertà, che lui è ben lontano dal conoscere visto che l’ha tolta ai russofoni, ha scatenato una guerra per conto degli americani, ed ora tutto l’Occidente, che vogliono destabilizzare la Russia e non si sa dove si andrà a finire. Se non voleva prendere la strada della resistenza passiva alla Gandhi, poteva almeno ispirarsi alla nostra resistenza con attacchi limitati alle postazioni militari nei territori occupati senza pretendere di fare il condottiero di un esercito vincitore per conto degli USA. Ora un accordo è molto difficile con tutti quei morti e con questo attore che non rinuncia alla sua parte. Il grave di questa faccenda in Italia è che queste cose le dica Berlusconi e non un partito che si richiami al socialismo, per il quale infatti i veri nemici sono i padroni e non quelli aldilà dei confini
venerdì 3 giugno 2022
La cultura della bellezza


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Leggere questo testo di Maurizio Spada è stato per me come fare un tuffo nel passato.
Personalmente ho avuto la fortuna di conoscere l’autore più di 35 anni fa, frequentando i primi corsi di ecologia in architettura che organizzava al palazzo delle Stelline a Milano e incontrandolo poi per molto tempo.
Non è un romanzo, ma è un pò come se lo fosse; è un dialogo diretto tra maestro e allievo, come possiamo immaginare fosse nell’antica Grecia, tra Aristotele o Socrate o Pitagora e i suoi allievi, dove, tra una domanda e una risposta, escono interessanti spunti di riflessione.
E’ un libro olistico, in cui tra gli argomenti critici di ecologia in architettura e in urbanistica nella società odierna, si intersecano spunti di sociologia, antropologia, storia, arte, letteratura, filosofia, interrelati e coerenti in una scrittura che ricorda i testi di Giancarlo Argan, ma con qualche stimolo in più per la contemporaneità delle riflessioni.
Per chi come me ha conosciuto Maurizio Spada, il Sesto Ordine dell’Architettura rappresenta il riassunto del suo sapere di architetto e filosofo, ma anche di visionario, poichè Spada, per primo in Italia, ha immaginato la direzione che avrebbe preso l’architettura legandosi all’ecologia, cosa che sta accadendo, anche se con qualche distorsione culturale.
Credo che ogni laureato in architettura, con qualche anno di professione, dovrebbe leggerlo, soppesando i concetti e rileggendoli, troverebbe molti spunti su cui riflettere in merito alle proprie scelte progettuali e all’etica con cui ha affrontato il proprio lavoro.
Ma anche un giovane laureato, curioso di continuare ad imparare, troverebbe un metodo di approccio per affrontare il mondo del lavoro con etica e senso critico.
In un certo qual modo questo libro l’ho sentito anche un po' mio, dato che l’allievo con cui dialoga il maestro, porta il mio stesso cognome.