mercoledì 28 ottobre 2020

Le ville di Delizia

 




                                           Le ville di delizia

 

            “L’autunno è una seconda primavera,

            quando ogni foglia è un fiore.”

                                                     (Albert Camus)

 

La pandemia ci ha portati verso nuovi stili di vita, fra questi anche quello della vacanza che, nelle diverse stagioni dell’anno, ha preso un nuovo passo. Si rivalutano luoghi a portata di regione o addirittura di provincia e in questo la Lombardia apre il suo copioso patrimonio ricordando le vacanze nelle ville di delizia dove la nobiltà e la borghesia milanese vi accedeva trasportata dall’andare lento delle carrozze. L’Italia ha una lunga tradizione di senso della vicinanza e della collettività ristretta. La pandemia ha accelerato un processo già in corso, il desiderio diffuso di decentrarsi verso zone rurali, collinari o periferiche ed anche ora che è autunno si programmano evasioni lampo in luoghi a portata di memoria che non sapevamo neppure di avere. Non si parte più in carrozza, ma in bici, in tandem, in macchine elettriche o in treno per scoprire quanto possa essere affascinante il foliage che adorna ville storiche come  Villa Arconati a Bollate definita la “Versailles” d’Italia grazie al gusto tipicamente barocco con giardini all’italiana elegantemente curati e con giochi d’acqua.

Le Ville di Delizia, nome coniato dall’incisore settecentesco Marc’Antonio dal Re, trovarono una sviluppo organico specie in Brianza il cui territorio nel settecento ne ha vissuto la grande stagione. Una magnificenza di architetture di giardini commissionati dalle grandi famiglie nobiliari dell’epoca fra cui i Borromeo, i Durini, i Trivulzio, gli Arese, i Taverna, i Morando. Sono residenze monumentali con vasti parchi e ricche di opere d’arte. Derivano queste loro caratteristiche peculiari dal fatto di essere state concepite come residenze di campagna in cui i nobili si ritiravano nei periodi di villeggiatura, dedicandosi allo svago e diletto nel pieno godimento della natura, della conversazione cortese, dell’arte, della musica, della poesia all’insegna della raffinatezza e del buon gusto. Spesso costituivano la residenza di rappresentanza del casato a cui appartenevano e di cui erano destinate a narrare gesta e fasti. Nel Rinascimento, in un periodo di generale benessere, nacque il fenomeno della villeggiatura inteso come periodo da dedicare al riposo preferibilmente in località esterne alla città, lungo i fiumi e in zone collinari che offrisse un ambiente salubre e una presenza umana estremamente ridotta. La scelta ricadeva in modo particolare sulle zone bagnate dal Naviglio Grande e dalla Martesana, in una zona che da Milano si espandeva verso il Varesotto guardando verso il lago maggiore e verso il lago di Como. Tuttavia oggi altri esempi ci giungono più a nord con villa Monastero a Varenna, sul lato lecchese del lago di Como o villa Bertarelli a Galbiate, poco distante da Lecco. Omate di Agrate Brianza ospita un gioiello senza tempo dell’architettura lombarda, Villa Trivulzio. Costruita nel sedicesimo secolo per i principi Trivulzio fu per lungo tempo una dimora prestigiosa e frequentata dalla crème della società europea e le sue delizie architettoniche furono anche narrate da Montesqieu nel 1728.  

 

 

 Le Ville di delizia, così chiamate da anni, sono una delle cose più affascinanti di Monza e di tutta la Brianza.

Quanto è bello passeggiare, a piedi o in bicicletta, osservando le meravigliose ville di delizia che popolano il Parco e la città?

Ma cosa sono le ville di delizia?

Il loro mito nacque grazie ad un trattato di Bartolomeo Taegio del 1559 che rese le ville di delizia uno status symbol della nobilta’ milanese e brianzola.

Sono delle residenze suburbane, lontane dalla città, nelle quali i nobili abitavano nei periodi di villeggiatura, soprattutto nel tratto fra i Navigli e verso la Brianza.

I nobili milanesi si allontanarono dalla metropoli a causa delle varie epidemie causate dalle carenze igieniche, dell’edilizia degradata e dall’inurbamento dalle campagne. E dove fuggire se non verso Monza ed i territori brianzoli?

La Brianza divenne così un paesaggio da paradiso campestre, grazie anche al clima più mite rispetto a Milano: ai tempi si vedevano continuamente carrozze di cavalli che andavano e venivano, artisti e celebrità ospiti da tutte le parti d’Europa.

Ci si ispirava alla vita campestre, all’amore per il bucolico tipico dei grandi poeti classici come Ovidio e Virgilio, ma anche dei grandi classici italiani come Petrarca, o rinascimentali, come Pico della Mirandola.

Nel trattato di Bartolomeo Taegio c’era un lungo esempio di ville di delizia che ancora oggi possiamo visitare ed ammirare: il conte Taverna, cancelliere del Re di Spagna, aveva la sua villa di delizia in Canonica; il cardinale Carlo Borromeo scelse invece Arona come residenza di campagna; Antonello Arcimboldi ne costrui’ una sulla via che collegava Milano a Monza; Donna Violante Sforza la volle sul lago di Como a Bellaggio.

Anche gli ecclesiastici si interessarono al mito delle ville di delizia, infatti il Cardinale Federigo Borromeo scrisse un trattatello dove invitava gli uomini di Chiesa ad un uso moderato delle residenze, per non lasciarsi troppo andare alla ricerca del piacere. Il cardinale sosteneva che a quel tempo il popolo viveva un momento difficile a causa della miseria e delle malattie, quindi non si doveva dare il cattivo esempio, anche se comunque la vita a contatto con la natura era ben voluta da Dio.

Le ville di delizia, oltre ad essere residenze di villeggiatura, furono anche teatri di grandi festeballi, battute di caccia, sedi di grandi raccolte d’arte e salotti letterari, tipici svaghi dell’aristocrazia milanese.

Monza la prima grande villa di delizia fu quella di Mirabello, voluta dai Signori di Monza, i conti Durini, o meglio, da Giuseppe Durini.

Egli scelse un’area a nord est del centro abitato, lungo il Lambro, zona favorevole per il clima, per la caccia, l’equitazione e le passeggiate nei campi.

I lavori furono diretti dal famoso architetto Gerolamo Quadrio che aveva già lavorato per il Duomo di Milano e quello di Como: egli scelse di costruire una villa a pianta a U con un corpo centrale dotato di portici e ali simmetriche laterali, tipiche delle residenze lombarde.

La villa venne chiamata Mirabello, ovvero belvedere, perchè si affacciava su un terrezzamento sopra il Lambro da cui si godeva di una bellissima vista.

Ora nella Villa Mirabello vengono spesso organizzati mostre ed eventi, che danno la possibilità di ammirare la sua grande bellezza.

Non dimenticate che c’è sempre la possibilità in Brianza di visitare le varie ville di delizia, per potersi così immergere in un piccolo mondo antico, fatto di dame e nobili, di balli sfarzosi, di magnifiche carrozze, di intrighi, di amori lontani e di cultura…tutto arricchito da una magnifica vita campestre…non sarebbe un po’ il sogno di tutti noi?





 

Villa Camperio a Villasanta, Villa Trivulzio ad Agrate Brianza, Villa Sottocasa a Vimercate, Villa Cusani Tittoni Traversi a Desio, Palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno... Sono solo alcune delle splendide Ville di Delizia che potrai scoprire girando in bici per la Brianza monzese. Pronto a partire?

Le ville brianzole sono definite di “delizia” perché le antiche famiglie aristocratiche, proprietarie di queste terre, vi trascorrevano il loro tempo per oziare e godersi una bucolica serenità lontano dalla città. Se vuoi scoprire le più belle Ville di Delizia della Brianza monzese, puoi scegliere di farlo in bici, seguendo il percorso che parte da Villasanta, alle porte di Monza, e arriva a Cesano Maderno, nel Parco delle Groane. Il tracciato, adatto a tutti, si sviluppa per 41.8 km su asfalto e sterrato, con un dislivello positivo di 273m e negativo di 247m (pendenza max: 6.1%, -7.6%; pendio medio: 0.9%, -0.8%). La durata? Circa 4 ore.

ITINERARIO

Da Villa Camperio a Villasanta, punto di partenza del percorso, procedi su strada fino al centro di Concorezzo. Dal retro del Municipio segui via Volta, direzione Agrate. Passato il centro vai verso Omate proseguendo per il centro di Burago. Da via Villa ti immetti su una strada serrata e passati i campi e un parco arrivi nel centro di Vimercate. Continua in direzione di Oreno, lascia la piazza e arrivi alla villa. Costeggia il parco in direzione di Arcore. Dall’abitato raggiungia la SP 7 e prendi per Peregallo. Immettiti nel percorso del Parco Lambro sino al centro di Albiate e prosegui fino a Seregno. Attraversa la periferia di Desio e raggiungi il centro di Cesano Maderno. L’itinerario si concluderà nel Parco delle Groane dove potrai immergerti nei boschi e nelle brughiere che caratterizzavano in antichità l’intero territorio brianzolo.

PUNTI DI INTERESSE

Villa Camperio di Villasanta
Oggi sede della biblioteca civica fu costruita a fine ‘600 e dotata di un grande parco.
Info utili: Biblioteca Civica di Villasanta 
Telefono: 039.23754258
Geolocalizzazione su mappa: 45.6044, 9.30009

Villa Trivulzio ad Agrate Brianza
L’edificio, proprietà dei principi Trivulzio già dal ‘500, nel ‘700 venne trasformata in villa di delizia. A fine ‘800 il complesso fu rimaneggiato dall’architetto Majnoni e nel 2000 restauri ed interventi furono finalizzati al ripristino del monumentale giardino all’italiana e del parco.
Info utili: http://www.villatrivulzio.it/ 
Geolocalizzazione su mappa: 45.57921, 9.37762

Villa Mylius Oggioni a Burago di Molgora
La villa, edificata nel ‘700 in stile neoclassico, fu acquistata nel secolo successivo da Enrico Myilius (1769-1854), ricco uomo d’affari, mecenate e filantropo, di origini germaniche.
Info utili: http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-01342/ 
Geolocalizzazione su mappa: 45.59473, 9.37961

Villa Sottocasa a Vimercate
L’edificio tardo settecentesco è una rivisitazione neoclassica della villa di delizia rinascimentale. Il prospetto principale, sobrio e severo, si distingue dalla facciata posteriore più decorativa.
Info utili: Telefono: 0396659488
E-mail: turismo@comune.vimercate.mb.it 
Geolocalizzazione su mappa: 45.61231, 9.3705

Villa Gallarati Scotti Vimercate (frazione Oreno)
Il monumentale complesso barocco venne profondamente trasformato con forme neoclassiche tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 dall’architetto Cantoni. La villa di delizia è caratterizzata da un parco monumentale.
Info utili: http://www.museomust.it/drupal/itinerari/luoghi/villa-gallarati-scotti 
Geolocalizzazione su mappa: 45.61738, 9.35432

Casino di Caccia Borromeo a Vimercate
L’edificio, appartenuto ai Borromeo dal XVII sec., è caratterizzato da muri realizzati con ciottoli posti a spina di pesce divisi da filari di mattoni. All’interno vi sono affreschi datati al 1460 in stile gotico internazionale.
Info utili: http://www.museomust.it/drupal/itinerari/luoghi/casino-di-caccia-borromeo 
Telefono: 0396659488 
E-mail:turismo@comune.vimercate.mb.it 
Geolocalizzazione su mappa: 45.6179, 9.35334

Villa Borromeo d’Adda ad Arcore
Posizionata su un’altura, la villa di delizia è articolata in tre blocchi ed è datata alla metà del ‘700. Nella porzione centrale sono conservati gli ambienti di maggiore pregio e ampiezza tra cui l’antica libreria. Nel parco è presente un giardino all’italiana e la scuderia.
Info utili: http://www.villaborromeoarcore.it/ 
Geolocalizzazione su mappa: 45.62675, 9.32146

Villa Taverna a Triguggio (frazione Canonica)
Il nucleo originario del complesso, un castelliere risalente al tardo cinquecento, venne trasformato in palazzo nel’700. L’area è decorata da statue roccocò e sul retro spicca un bel giardino all’italiana di gusto rinascimentale.
Info utili: http://www.villataverna-canonica.it/ 
Telefono: 334 1656 718; E-mail: info@villataverna-canonica.it 
Geolocalizzazione su mappa: 45.64857, 9.28246

Villa Cusani Tittoni Traversi a Desio
L’edificio conserva il tipico impianto a U delle ville di delizia del’700 ed è caratterizzato all’interno dell’abitato da decorazioni in stile eclettico. Nel corso dell’800 il complesso fu ristrutturato dall’architetto Palagi.
Info utili: http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-02959/ 
Telefono: 0362 392240
Geolocalizzazione su mappa: 45.61794, 9.21494

Palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno
Nel ‘600 la preesistente costruzione medievale fu trasformata in una villa di delizia riccamente impreziosita da stupende opere d’arte. Il cortile centrale è caratterizzato da una loggia alla genovese affacciata sul parco.
Info utili: http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-02219/ 
Geolocalizzazione su mappa: 45.62842, 9.14721


Si ringraziano:






                                 



                                                           








 


   



 

 

 

 

 

 

 

 

 


sabato 17 ottobre 2020

La non paura dell'Amore

 


https://bookabook.it/libri/abhaya-la-non-paura-dellamore/

Luna, figlia del poeta Laurent e della fotografa Margherita, è una donna di quarant’anni e vive a Parigi. Quando aveva vent’anni è fuggita da una famiglia ingombrante, per le teorie poetiche del padre, dopo aver vinto una borsa di studio all’ Ecole des Beaux Arts ed è approdata alla Ville Lumière. Qui vive lavorando presso un negozio di antiquariato dell’amico Lèon, omosessuale. Una coincidenza inaspettata la mette in contatto con l’affascinante battitore d’asta Paul che la riporta al suo passato sempre contestato. Un premio letterario attribuito postumo al padre la costringe a ritornare nella casa di famiglia di Santa Margherita Ligure dove troverà il diario di maman Margherita che la porterà a scoprire il senso della vita e l’amore poetico per l’intero universo.  

 https://bookabook.it/libri/abhaya-la-non-paura-dellamore/



 

venerdì 24 aprile 2020

Addio a un amico letterato

                                                        L'infinito, olio su tela

 
Caro Federico te ne sei andato cosi inaspettatamente dopo che ci siamo sentiti al telefono in questo periodo di coronavirus che ci ha costretti in casa. Erano ormai anni che seguivamo, Gabriella ed io, le tue vicende di salute e contavamo che tu ormai ti fossi acclimatato con la tua patologia, l’avessi in qualche modo compresa e accettata e dunque ci convivessi bene per chissà quanti anni ancora e magari interpretandone il messaggio la superassi. Non è stato cosi e un po’ di rabbia, debbo ammettere, questa tua dipartita me l’ha lasciata. L’ultimo tuo commento al mio articolo, Coronavirus, sul blog è finito con un accenno pessimistico a un Dio che ce l’ha con l’uomo quindi nonostante la tua dichiarazione sorprendente di essere cattolico cristiano, che non mi sarei aspettato, la tua divinità appartiene alla tradizione dell’antico testamento o addirittura alla antica Grecia, il tuo riferimento a Nietzsche lo attesta. Lui diceva che quel Dio era morto ma non trovandone un altro è impazzito. Tu invece lo hai risuscitato nei panni del punitore che manda le pandemie a una società corrotta, come a Sodoma e Gomorra. Immagino che ora, dovunque tu sia, avrai svelato il mistero per cui ritengo ininfluente che ti parli della mia concezione della trascendenza  ma questo fa bene a me e quindi proseguo. Il Nuovo Testamento, nonostante tutto, è un messaggio di amore che richiede molteplici interpretazioni, la più accreditata è che Dio è amore e dunque si veste della carne umana per indicare la strada della creatività e della vita non quella della morte. Infatti, benchè ucciso dalla diffidenza, dalla paura e dalla stupidità del Potere, risorge.  Già prima di Cristo i filosofi avevano detto che l’amore crea e l’odio distrugge, Empedocle ad esempio, dunque è conseguente pensare che il Creatore non può che essere creativo e quindi amante. Ne deriva che quando in te alberga l’amore, sia verso te stesso che gli altri, sei simile a Dio ma, come affermano i buddisti, in noi albergano, non so perché,  i semi di tutti i sentimenti, negativi e positivi, dunque dobbiamo allenarci a sostenere quelli che ci fanno bene e lasciare inerti quelli che ci danneggiano. Il messaggio cristiano può essere letto anche cosi: una strada per star bene, in fin dei conti le Beatitudini sono questo. Del resto lo stesso pagano Aristotele scriveva nell’Etica Nicomachea che le virtù sono per il bello e quindi per la felicità. La psicoanalisi in tempi moderni ci ha abituati a guardarci dentro e a scoprire l’inconscio, pieno di quelle cose che non ci piacciono, cioè rabbia, paura, desiderio e cosi via, perché l’educazione ci ha abituati a rimuoverle e con quello dobbiamo confrontarci. Quindi l’inconscio collettivo della nostra società ipocrita e superficiale è una sorta di ripostiglio dove stazionano le nostre forze distruttive che se non vengono affrontate ci danneggiano, vedi la pandemia o la malattia. Il corpo è un insieme di energia e informazioni e cosi la natura, il nostro corpo più grande, e se questi messaggi sono  cattivi ne risentiamo anche a livello fisico oltre che psichico naturalmente. Ma sotto tutto questo vi è uno strato originario di gioia pura, il nostro retaggio divino. Per questo i bambini sono allegri e vivaci, loro sono più vicini a questo fondo di verità, del resto il Cristo non dice forse: lasciate che i bimbi vengano a me? Perdiamo questo stupore infantile e questa gioia fondamentale quando sviluppiamo per paura un ego diffidente che si attacca alle illusioni di felicità. Infatti tutte le tradizioni di saggezza, quindi anche il Vangelo, non dicono forse che bisogna abbandonare le illusioni, cioè Maia, per essere felici e costoro non vengono chiamati risvegliati, a indicare che in realtà ritroviamo quello che in realtà già siamo? La favola dei fratelli Grimm “La fortuna di Gianni” è emblematica.  Venendo a noi tu che eri un letterato e che hai scritto molto inseguendo un assoluto attraverso l’amore per una donna che non trovavi mai, influenzato molto dalla cultura romantica, non ti sei accorto forse che il tuo miglior personaggio è stato Napoleone, il barbone dei giardini Montanelli che nell’Isola di Serifo, proprio perché niente possiede, conduce tutta la compagnia di frustrati alla famosa nuova terra. Credo dunque che tu sia andato  a cercare quest’ isola e spero l’abbia trovata ed abbia saziato la nostra dotta ignoranza anche perché come ben ricordi Marcel Proust diceva che il vero viaggio di scoperta non è quello di cercare nuove terre ma avere nuovi occhi. Ciao Fede.

giovedì 26 marzo 2020

Coronavirus




Nella lettera ai verdi sul clima che ho scritto  qualche mese fa e che ha suscitato molto scalpore fra gli attivisti del movimento, con ventisei commenti negativi e quattordici like, facevo una critica all'abuso della paura dei cambiamenti climatici e soprattutto alla strumentalizzazione mediatica di una adolescente di sedici anni, affermando che la terra è un sistema vivente ed avrebbe trovato espedienti per ripristinare un equilibrio frantumato dall’ azione antropica predatoria dell’economia capitalista dopo la rivoluzione industriale e che era necessario un nuovo umanesimo per superare il contrasto uomo-natura di antica origine. Non immaginavo di essere profetico cosi a breve termine e che questo espediente di riequilibrio si generasse cosi in fretta. Infatti ritengo che la pandemia sia sostanzialmente una risposta della natura alla rottura di questo equilibrio, una risposta alla mentalità meccanica e rapace dell’economia di mercato e del conseguente consumismo spinto. Negli anni ottanta definivamo la nostra civiltà occidentale la società del superfluo cattivo, i nuovi paesi emergenti in questi anni per adeguarsi hanno, se possibile, massimizzato  questo spirito anti ecologico e si sa che una massimizzazione dura in una struttura ad anello che costituisce la caratteristica della mente umana, non chè della cultura e della natura, trasforma un sistema ecologico che ottimizza tutti gli aspetti in qualcosa che non funziona perché gli aspetti negativi non vengono più compensati. Ora noi sappiamo che questa non è una mentalità di oggi, che questo spirito di conquista e di sfruttamento è molto antico ma oggi è l’aggiunta della tecnologia che ne ha fatto un potenziale distruttivo. Chi vuole approfondire legga Verso una ecologia della mente di Gregory Bateson pubblicato circa 40 anni fa. Ora a parer mio stiamo usando la stessa mentalità per sconfiggere il virus massimizzando certi aspetti, come ad esempio l’isolamento, la difesa, la disinfezione,  la sterilizzazione, le punizioni, l’ospedalizzazione coatta ecc. Come riprenderemo a vivere normalmente quando nelle nostre menti si è inserito il germe della diffidenza e della paura? Credo che in questo modo, passata la crisi, si dovrà affrontare anche il problema della smilitarizzazione e del reinserimento dei reduci come dopo una guerra. Ma questa non è una guerra e richiede invece impegno a trasformare le storture che l’hanno generata ripristinando l’equilibrio ma se non vi è la consapevolezza non ce ne è possibilità. Da anni gli intellettuali più illuminati affermano che siamo al”punto di svolta”, negli anni ottanta usci un libro del fisico americano Fritjof Capra con quel titolo ma cosa è cambiato da allora? Nulla mi pare, se mai vi è stata un’accelerazione in senso opposto di una economia interessata solo al profitto delle varie multinazionali e una ulteriore spinta al consumismo. Credo dunque che passata questa crisi si dovrà prendere in considerazione un nuova economia che accetti l’ecologia umana,  ecosofia, come guida per migliorare e questo presuppone anche riscoprire la bellezza come fondamento della natura che va rispettata. Ritengo che superata la pandemia ad esempio sia necessario  che i vari stati sovrani rivedano i bilanci con il ridimensionamento delle spese militari a favore della sanità e della ricerca. Il fatto poi che il virus sia di origine animale pone anche la questione dell’alimentazione valorizzando scelte vegetariane. Siamo al punto che il dopo o si caratterizzerà come un periodo di solidarietà internazionale, facilitato anche dalle nuove tecnologie comunicative, per cambiare approccio alla vita o si cadrà in un difensivismo nazionalistico che rafforzerà la mentalità dualistica ed aggressiva provocando nuovi espedienti.

giovedì 23 gennaio 2020

Rigenerare le periferie








              Pulire le scritte sui muri è un primo passo per la dignità di un quartiere (Baggio)




Il seguente scritto  di Giovanni Poletti, ex presidente della cooperativa Abitare, sua relazione al nostro ultimo convegno sulla casa, rappresenta per noi la modalità giusta per operare una rigenerazione urbana.

Non è molto semplice definire cosa sia la BELLEZZA legata alla casa ed al suo contesto.
 In generale credo che ognuno abbia una reazione diversa davanti alla BELLEZZA, e ritengo che queste diversità di sensazioni siano ricollegabili ai differenti stati d’animo, ai problemi che ci si porta addosso e alla complessiva situazione ambientale.
Ma se è impossibile rispondere ai problemi personali è tuttavia attuabile una politica del BELLO, inteso quale combinazione tra efficienza, funzionalità, qualità ambientale e sociale e abitazione, ma non nel senso del rifugio, del fuggire, del chiudere la porta blindata perché fuori il mondo è cattivo e mi vuole male. Quando mai chi vive queste situazioni può vedere attorno a sé la BELLEZZA?
BELLEZZA vuol dire anche armonia, ordine, direi buon gusto.
Si è vero, ma vediamo la BELLEZZA attorno a noi quando c’è pulizia, quando i servizi tecnici del caseggiato funzionano, quando il verde è ben tenuto, quando la raccolta differenziata viene attuata correttamente, quando qualcuno interviene nel caso di mancato rispetto del regolamento, quando si esce in strada e le buche nell’asfalto vengono coperte, ecc….
Vengo a qualche cosa di più concreto, convinto che qualsiasi intervento di risanamento, di riconversione al BELLO, debba tenere conto di chi lo deve fruire e contribuire al suo mantenimento.
Cambiare un citofono rotto, cancellare scritte sui muri o sugli ascensori, avere paura a scendere in cantina o quant’altro, senza accompagnare l’intervento risanatore con una riqualificazione sociale, vuol dire riprodurre la malattia senza fare terapia.
Ovviamente non sto parlando delle nuove bellissime costruzioni che mi riempiono di soddisfazione per la mia Città, ma per le quali lascio ogni considerazione ad altri che interverranno questa mattina.
Mi riferisco a quella grande parte della Città che non fa parte del BELLO di Milano ed i cui abitanti raramente sono nelle condizioni di vedere e godere del BELLO.
Ripropongo una sintesi del Programma degli interventi già attuati su 1.700 abitazioni di una grande Cooperativa Edificatrice, a Niguarda, oggi Coop. Abitare con 2.750 abitazioni, a seguito della fusione con le Coop. Edificatrici di Affori e Dergano. 
I problemi che si presentavano erano i soliti, dopo anni di mancati interventi di manutenzione ordinaria poi diventati ovviamente di straordinaria manutenzione. Conseguentemente il comportamento degli abitanti   denotava un certo distacco dalla Cooperativa e dai suoi valori fondanti.
All’inizio del mio mandato mi sono chiesto se veramente conoscessi le famiglie che vi alloggiavano e quali fossero le loro attese, i problemi più acuti, le partite più in sofferenza. Incaricammo due assistenti sociali di svolgere una ricerca mirata a tal fine
 Contemporaneamente abbiamo svolto una indagine sul patrimonio, sullo stato conservativo, ma con un occhio alle questioni più critiche e come risolverle cogliendo l’occasione degli interventi programmabili per fare un salto in avanti per la qualità dell’abitare.
In quel periodo la Lega delle Cooperative del settore abitazione cambiò il concetto di Cooperativa di Abitazione in Cooperativa di Abitanti. Questa non fu una mera variazione lessicale, ma la base, la motivazione profonda di un radicale cambiamento della strategia gestionale delle Cooperative.
Davanti ad uno strisciante problema di impoverimento di quella cultura della partecipazione e della solidarietà, i grandi pilastri degli   ideali cooperativi ci si rese conto che anche un valido programma di interventi   sul patrimonio abitativo della Cooperativa non era sufficiente ad invertire una rotta che ci stava portando diritto a diventare un insieme di condomini litigiosi.
Una indagine del 1994 aveva evidenziato che circa il 40% dei soci abitanti si era espresso positivamente circa l’acquisto dei loro alloggi.
Era il segnale che il Corpo Sociale, la Cooperativa si stava disgregando e che si doveva intervenire parallelamente in diverse direzioni.
Decidemmo una operazione a tenaglia: da un lato un esteso programma di interventi sul patrimonio edilizio, quasi di riqualificazione e dall’altro un programma di rilancio, di rafforzamento del tessuto sociale
Tema numero 1) il programma di interventi sul patrimonio edilizio
Durata 15 anni, finanziamento dei costi pari a 25 milioni di euro, con mutui venticinquennali, costi a carico dei soci, sulla base della superficie degli alloggi, senza distinzione della vetustà del quartiere, contributo a carico del bilancio della Cooperativa pari al 15%.
Tutti iniziarono a rimborsare i costi indipendentemente dalla   realizzazione degli interventi e dei loro costi.
Va rilevato che fu posta grande attenzione alla qualità degli interventi con i seguenti punti di forza:
- identificazione ed eliminazione dell’amianto, nel rispetto delle vigenti normative. E non fu poca cosa anche in termini di costi.
- cappotto termico o insufflaggio per le facciate in rifacimento
-realizzazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica su tutti i tetti disponibili, con una produzione  di 900 Kw di picco (contro una produzione italiana di 50.000 Kw.)
- aumento del verde in misura del 20% e realizzazione di giardini con programmi pluriennali di manutenzione
-ammodernamento delle centrali termiche, con l’adozione di caldaie di ultima generazione e delle pompe di calore
-piano di ammodernamento degli ascensori.
- realizzazione in tutti i quartieri di aree giochi per i bambini
- ammodernamento degli impianti di ascensori realizzati in tutte le case.

Tema numero 2: attenzione al Corpo Sociale
L’indagine espletata sul corpo sociale valutando soprattutto le fasce più deboli o quelle situazioni segnalate in difficoltà, mise in evidenza che il problema più grave era la solitudine.
Causa primaria era lo sfilacciamento dei rapporti familiari in particolare delle persone anziane; le conseguenze erano il loro decadimento psico-fisico, con l’abbandono delle terapie, la trascuratezza complessiva della persona e dell’alloggio.
Ci siamo chiesti cosa mettere in campo per dare una risposta ai problemi evidenziati e più in generale su quali basi rilanciare e rafforzare il tessuto sociale.
Abbiamo voluto scommettere su due obbiettivi:
LA CULTURA E LA SOCIALIZZAZIONE
PER LA CULTURA furono realizzati il teatro della Cooperativa di via Hermada la cui programmazione dopo 14 anni è più viva che mai e di alta qualità, con dieci posti di lavoro.
Il Centro Culturale di via Hermada, dotato di una libreria con circa 10.000 volumi ed un posto di lavoro
L’edizione di un periodico della Cooperativa inteso come “lavagna” a disposizione dei Soci
Spettacoli nei cortili
PER LA SOCIALIZZAZIONE, furono realizzate in ogni quartiere, spazi dedicati alle attività sociali, con un fondo cassa ed un coordinamento, gestiti direttamente dai Soci
Con la Caritas Ambrosiana è in atto un servizio di trasporto dei Soci in difficoltà e bisognosi di assistenza sanitaria o per l’espletamento di incombenze amministrative, ecc..
Queste le iniziative di alto significato sociale ma anche espressione di una cultura cooperativa che si apre al territorio con numerose iniziative:
ANZIANI: 
- 900 anziani in difficoltà affiancati da un programma di monitoraggio
- distribuzione pasti caldi, servizio oggi effettuato dal comune.
- Monitoraggio e prevenzione della legionella
- Case dell’acqua in ogni quartiere
GIOVANI :
- realizzazione Centro giovani
- assegnazioni alloggi a studenti e rifugiati
DISABILI
-la realizzazione di un Centro di assistenza per persone con disabilità anche non socie, gestito dalla Coop. Diapason e situato all’interno di un   nostro quartiere con 35 presenze quotidiane,
-l’assegnazione di alloggi a particolari condizioni a Cooperative attive in ambiti della disabilità anche psichiatrica.
In tutti i quartieri è presente il servizio di portierato
Ogni tre anni sono rieletti i Consigli di Quartiere
In sostanza l’obbiettivo di fondo era LA PRESENZA CONCRETA DELLA COOPERATIVA là dove i bisogni erano più significativi
In circa 20 anni di attività delle nostre iniziative sociali anche aperte al territorio non abbiamo mai dovuto registrare lamentele o mugugni da parte  da parte degli abitanti.
Sottolineo che quanto sin qui detto non erano buone idee ma precise e durature iniziative messe in atto.


DUE BREVI CONSIDERAZIONI:
Le ristrutturazioni alla data odierna non hanno richiesto alcun intervento riparatore.
 Le gare d’appalto non sono avvenute con la regola del massimo ribasso, ma sulla base del miglior rapporto costi- benefici, rispetto al capitolato di gara.
I risultati sul piano sociale possono essere definiti buoni, ma non esaltanti. Le conseguenze della crisi hanno inciso come in tutte le situazioni sui redditi delle famiglie e conseguentemente sulla partecipazione e sulla disponibilità ad assumersi responsabilità organizzative ed operative

Consentitemi alcune annotazioni.
Siamo tutti consapevoli che grandi aree da dedicare all’edilizia   residenziale non ci sono a meno che non le si voglia togliere al verde. Fatto che non credo sia possibile, dopo la promessa del Comune di piantare tre milioni di alberi.
Sappiamo che la popolazione aumenta e presenta una domanda abitativa diversa al passato, molti diventano cittadini a tempo determinato.
Sappiamo anche che una larga parte dell’edilizia residenziale pubblica e privata è vetusta, anche in condizioni disastrose rispetto ai parametri medi della sostenibilità tecnico - ambientale.
Costruire in altezza diventa una necessità, ma dà risposte al tema della residenzialità? Non risolve i problemi anzidetti.
Diventa difficile parlare di BELLEZZA, di ECOLOGIA in quelle situazioni.
ECOLOGIA vuol dire difesa dell’ambiente, ovviamente non quello esistente in gran parte della Città, dunque dobbiamo creare una nuova Milano. Si può sognare! ma chi guarda una cartolina di Milano dieci anni fa ed oggi, nota una forte differenza.
Sogni? Cominciamo a non fermarci allo Stadio di San Siro, ma mandare avanti la riconversione degli scali ferroviari.
Mlano è la Città dell’accoglienza, ma non può disporre di una normativa “ambrosiana” dell’integrazione e questa assenza legislativa, ma soprattutto politica e culturale, non consente di governare l’integrazione e l’insediamento degli immigrati. Anche per queste situazioni bisogna creare opportunità di abitazioni anche miste. Capisco che i sogni richiedono soldi. Ma sono problemi ormai inderogabili. A volte sul tema casa ho la sensazione che tra la Regione ed il Comune di Milano esista una conflittualità che ha tutta la parvenza di essere strumentale in vista delle prossime elezioni amministrative, che avranno le periferie quale terreno di scontro, peraltro non vedo un altro terreno di attacco all’attuale Amministrazione comunale.
Bisogna recuperare nel medio periodo un livello accettabile di sicurezza percepita.  Estremizzando anche via Padova e viale Monza potrebbero avere un quid di BELLEZZA se la sera la gente potesse passeggiare senza paura.
Milano è una Città amabile, dà grandi sensazioni, noi la vorremmo ancora più bella, più vissuta, con una ampia armonizzazione centro/periferia. Il Comune sta attuando una politica più rivolta alle periferie che nel passato, ma se non si risolvono certi nodi, proprio legati alla casa, difficilmente potremo parlare di BELLEZZA in una vasta parte della città.
Ma tutte queste buone intenzioni sono sotto il coperchio dell’inquinamento. Si potrà parlare a lungo di BELLEZZA se i fattori di inquinamento si aggravano sempre più, se Area C e B sono pannicelli caldi che non risolvono il problema?
Viaggiando in superficie con i mezzi pubblici salta agli occhi l’enorme numero di macchine ferme ai margini delle strade riducendo le vie a sensi unici e determinando una media delle velocità a minimi sopportabili.  Un problema enorme del quale non vedo la soluzione, ma sul quale auspicherei una riflessione
Il fenomeno dell’urbanizzazione di enormi masse di persone, sta facendo esplodere molte grandi città. Inquinamento, differenze sociali, ghettizzazione dei poveri, si creano situazioni esplosive, che in alcune realtà sono già ingestibili. Venti, trenta milioni di individui che si accalcano continuamente, che si muovono a ritmi frenetici non possono essere il futuro dell’umanità. Sembra peraltro impensabile un ritorno alla campagna, alla montagna, al vivere bucolico.
Milano ha 1.400.000 abitanti ed è prevista in crescita per i prossimi dieci anni.
Le città come Milano sono entità ancora governabili, ma certi fenomeni anche se si presentano con molta minore violenza, ci devono far riflettere. E credo che ci stiamo attardando.