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martedì 16 luglio 2013

il Gratta cielo

Il settimanale Sette del Corriere della Sera in data 14 giugno riporta un'intervista al solito Renzo Piano  che appare in copertina, come una star, con un'aria di falsa modestia  sentenziando che forse stiamo esagerando con i grattacieli. Senti chi parla, direbbe qualcuno. Infatti nel contempo difende ovviamente la sua Scheggia di Londra, edificio di oltre 300 metri, la costruzione più alta d'Europa. Afferma inoltre che l'architetto deve essere come un "sensore" che interpreta i cambiamenti della società. Viene da sorridere perché questa definizione in tutta la sua retorica fa invece trasparire quella più volgare che definisce l'architetto la puttana del Potere e suo compito sarebbe quello di interpretare le voglie del cliente. Infatti i grattacieli si fanno con i soldi e ce ne vogliono tanti per costruirli, oggi la tecnologia permette anche grandi altezze, impensabili fin agli anni sessanta, come a Dubai e in Cina, è solo una questione di denaro e questo è concentrato in poche mani che, sia nel mondo occidentale sia nei paesi emergenti, determinano le scelte urbanistiche e architettoniche. Allora si pone inevitabile la domanda: l'architettura la fa il committente o l'architetto? Da sempre l'architettura è un mass-media del potere, ne è la metafora, come ho già avuto modo di scrivere in un mio precedente articolo, dunque segue le stesse leggi. Abbiamo recentemente assistito a una sterile disputa tra Gregotti e Liberskind dove quest'ultimo accusava il primo di progettare per i regimi autoritari come la Cina e questi gli rispondeva piccato che lui invece era al servizio della grande finanza globalizzata. Botta e risposta che nascondono la crisi dell'architetto che vorrebbe essere demiurgo e invece non è che  "servo dei padroni", per usare un'espressione cara al sessantotto ma ormai dimenticata. Dunque un potere arrogante che vuole influenzare i media e incutere riverenza e timore non può che aspirare e stupire con la sfida tecnologica fregandosene del benessere dell'abitante. Ho in pubblicazione un mio libretto dove mi sono sforzato di mostrare che quando la bellezza, sia pure relativa alla propria epoca, ha cessato di essere considerata un bisogno fondamentale dell'uomo si è manifestata la produzione di ogni sorta di provocazioni dettate dall'esigenza di stupire più che di accogliere. Tornando ai grattacieli, sono la dimostrazione del teorema accennato e fintanto che un potere spocchioso e arrogante, sganciato dal territorio, avrà mano libera nella trasformazione urbana avremo questi segni evidenti della sua tracotanza, non reggono le giustificazioni pseudo urbanistiche di risparmio del suolo contro l'espansione a macchia d'olio della città anche perché questi mostri sacri in generale non risolvono il problema di dare una casa alle masse dei diseredati, invece  accolgono uffici di rappresentanza o case per ricchi esibizionisti. Dopo il disastro delle torri gemelle qualcuno aveva detto che il grattacielo era finito, invece si è continuato a costruirne in tutto il mondo e questo dimostra che ai poteri forti non interessano i segni del destino. Comunque qui si ricorda, per chi se lo scordasse, che la forma delle città si decide nelle giunte comunali, almeno da noi, e dunque sono queste, cioè la politica, che dovrebbe porre un freno allo strapotere dei soldi. A Milano l'amministrazione Albertini è stata una specie di Federico Barbarossa che ha stravolto lo skyline della città e la sua identità dando il via libera alla grande speculazione dei gruppi bancari. Il logo di Unicredit sulla "guglia" di Porta Nuova ce lo rammenta in ogni momento. E' vero, come dice Piano nell'intervista citata, che per l'architettura ci vogliono i tempi lunghi e che prima o poi anche queste trasformazioni verranno metabolizzate, salvo i casi, ormai numerosi, di edifici  che dopo qualche decennio diventano ecomostri vuoti da abbattere, tuttavia il costo per la comunità è troppo alto in termini di disagi urbani, non ultimo quello della congestione del traffico, mille abitanti concentrati in un edificio producono circa mille automobili in circolazione, alla faccia di qualsiasi Area C, e per favore non mi si parli di grattacieli ecologici che migliorerebbero l'inquinamento. L'attuale amministrazione risulta essere troppo timida di fronte alle pretese degli speculatori, vedi Citylife e Cerba. Come si diceva tempo fa in uno dei miei convegni, La città dei cittadini, a Milano operano due urbanistiche: una legata ai poteri che hanno costruito la città rendendola invivibile e  che vogliono disegnarne un futuro appariscente aumentando ancor più i problemi di sostenibilità, l'altra che vi si contrappone e che vorrebbe ridisegnare una città più umana. Questa seconda è alternativa sia nelle idee sia nelle forze che la reggono. Le sue radici stanno nei comitati, nelle comunità, nelle cooperative, nei consorzi, nei sindacati e nelle associazioni democratiche della società civile, tuttavia fatica a incidere sulle decisioni generali se non è sostenuta da quei politici ancorché eletti con i suoi voti.

Maurizio Spada


6 commenti:

  1. un interpretazione della fine degli Archistar?

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    1. Già forse ma la cosa è molto più complessa.

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  2. Gli archistar sono un fenomeno mediatico generato da un potere che oggi utilizza i mezzi di comunicazione di massa per creare un consenso su di se. L'architettura ha sempre svolto questo ruolo ma mentre un tempo era condizionata dall'esigenza di rispondere ad un bisogno di bellezza oggi risponde più che altro al bisogno di Potenza soprattutto attravrso la provocazione tecnologica.

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  3. Ciao Maurizio
    ho un dubbio: I poteri "deboli" hanno mai espresso una propria rappresentazione dell'urbanistica che abbia lasciato una traccia storicamente rilevante ?
    Ha me pare di no. Anzi , sfogliando un manuale di architettura si ha piuttosto la visione di come i poteri "forti"abbiano sempre usato ,nel tempo, l'architettura e l'urbanistica come strumento di autorappresentazione.
    Mi ha sempre colpito la continuità del fenomeno .Dall'impero romano, ai Papi , alle monarchie fino ai tempi moderni l'urbanistica sembra essere stata il sigillo che i poteri forti hanno voluto
    lasciare ai posteri
    E possibile oggi opporsi al potere "forte" rappresentato dal Capitale ?.Io sono abbastanza pessimista perchè ,specie di questi tempi, si contrappongono due interlocutori di cui uno( il soggetto pubblico) non ha il becco di un quattrino e l'altro ha risorse quasi illimitate.
    L'esito di questo confronto è quasi sempre segnato e visibile nella fisionomia delle nostre città.
    Tu forse hai una visione più approfondita della mia che spero indichi una possibile via d'uscita.
    In ogni caso complimenti per il tuo lavoro .Saluti a te e Gabriella e arrivederci a presto . Carlo

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    1. Non si tratta di poteri forti o deboli ma di Potere e basta. Questo è la possibilità di alcuni di decidere della vita degli altri attraverso l'uso della tecnica. Da sempre quest'ultima ha in se questo aspetto coercitivo e oppressivo là dove perde il significato originario di teknè, orientato alla bellezza. Alcuni filosofi contempranei affermano che la tecnica, condotta da un capitalismo ottuso e cieco, sempre più teso a mostrare la propria potenza, porterà l'umanità all'autodistruzione. Il potere in se non è negativo lo diventa quando non persegue lo scopo di una vita migliore per tutti. Vi sono diversi modi per esercitare il potere: la democrazia pare il meno peggio perchè basata sul consenso. Quest'ultimo però è passibile di essere fortemente manipolato dai mass-media (l'architettura è da sempre uno di questi) tanto che la lotta per il potere prevede la conquista dei mezzi di comunicazione di massa, più in generale della tecnica. Quindi tecnica e capitalismo sono uniti dal medesimo intento mantenere il potere mostrando la propria potenza. Oggi per poteri forti si intende quelli derivati dalla finanza e deboli quelli della politica. Da sempre le cose sono andate così, come giustamente dici, ma oggi è la dimensione dei mezzi a disposizione illimitata che spaventa, sopratutto disgiunta da una aspirazione alla bellezza presente nei secoli passati almeno fin al settecento. Il problema di oggi è l'aver rimosso il bisogno di bellezza per aspirare alla potenza attraverso una scienza sempre più parcellizzata e quindi senza conoscenza, o meglio coscienza. Lo vediamo in architettura nel proliferare di tante mostruosità (dal latino monstrum=segno grande, portento).
      Le architetture contemporanee, proprio perchè volute da poteri arroganti e lontani dal territorio che pubblicizzano se stessi, sono realizzate contro la città e non per essa. Gli effetti negativi della globalizzazione sono questi. Che fare? Ritengo che gli antidoti stiano in una cultura della vita, e quindi della bellezza che è la vita stessa quando mostra il suo lato benedetto, e in una buona politica.

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