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venerdì 4 settembre 2015

La giusta politica


   “Uscire da soli da un problema è avarizia, uscire insieme è politica”. Questa è un’affermazione di Don Milani ma purtroppo vi sono problemi da risolvere in solitudine e problemi comuni da risolvere insieme, è tutta una questione di livelli. La scuola di Don Milani che ha influenzato  il pensiero sull’istruzione negli anni sessanta settanta andava bene come esperimento di buona educazione , di generosità e di amore di chi la faceva ma ha dimostrato di non essere applicabile. Spesso ha dato adito al pressapochismo e alla degenerazione  della scuola di Stato in senso buonistico e missionario togliendo agli insegnanti il giusto riconoscimento come lavoratori. Lo vediamo attualmente nella vicenda delle assunzioni e dei trasferimenti dove i soggetti vengono sbattuti  a centinaia di chilometri di distanza da un computer come se non importasse un fico secco che la scuola fosse integrata al territorio. “I care”, sempre di Don Milani, è una bella affermazione ma condita con protagonismo e smania di potere ha visto anche distorsioni inaspettate, soprattutto in relazione ai mass-media e al loro potere. L’impegno allora diventa narcisismo ed egolatria.  In  politica l’esibizione dei buoni sentimenti è irritante perchè sa di falsità o di “captatio benevolentiae” che, amplificato dai media determina modelli di perfezione sotto i quali si intravede l’attaccamento al potere. Le leggi dell’equilibrio non si ingannano e ad una coscienza troppo buona corrisponde un inconscio di verso contrario. Al potere non si chiede di essere buono ma giusto e, se si vuole, creativo. Se uno vuol essere buono si ritiri in un convento oppure non lo dica a nessuno. Creativo invece vuol dire saper trasformare  i problemi in occasioni di maggior benessere sia a livello individuale che collettivo. Non vuol dire non avere problemi o scansarli e nemmeno andarseli a cercare, vuol dire abbandonarsi alla vita e affrontare quello che viene incontro sapendo che non lo puoi evitare. Oggi una  politica creativa  vede il problema dei migranti come una occasione per rivedere i rapporti fra Stati e la stessa concezione dell’Unione Europea e la sua politica. E’ importante a parer mio che si consideri il fatto sostanziale che l’Europa in settant’anni sia diventata un luogo di pace dove sono garantiti i diritti umani e venga agognata come meta da chi subisce gli effetti di conflitti e rivoluzioni violente in paesi dove la vera democrazia non è ancora arrivata. Il flusso dei profughi di conseguenza, fintanto che in quei posti ci saranno guerre, continuerà senza interruzione. E’ necessario quindi agire affinchè queste guerre cessino e la politica internazionale deve operare in questo senso  per evitare migrazioni apocalittiche. Tutto questo si ottiene anche individuando i  produttori di armi che lucrano su questi conflitti. E’ anche importante vedere che gli immigrati comunque sono necessari all’economia europea ed un certo numero non è dannoso ma anzi auspicabile. Il problema sta nello stabilirne senza isterismi e xenofobie, fomentate da demagoghi interessati, il quantitativo  e poi legalizzare il loro trasferimento senza abbandonarlo alle mafie. La fotografia del bambino morto sulla battigia ha scosso le coscenze di tutto il mondo speriamo che questo serva a uscire insieme da questo problema.