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lunedì 1 dicembre 2014

Lettera di Armando

                                                     Fiori allo specchio, olio su tela  

A proposito degli sfratti e degli sgomberi di cui a Milano si discute e soprattutto si esegue, in attesa di EXPO, pubblichiamo la lettera di Armando pervenutaci prima del nostro convegno sull'emergenza abitativa del 10 novembre scorso. Esemplifica bene la situazione del diritto a una casa.

Milano 4.11.2014
Gentile direttore,
mi chiamo Armando e già dal mio nome potrà capire che le mie origini sono prettamente lombarde anche se questo dettaglio anagrafico è irrilevante di fronte a un problema che riguarda la casa e che coinvolge persone di diverse etnie ed età che vivono a Milano. Le chiedo innanzitutto scusa per non avere il coraggio di essere presente al suo convegno "Una casa per la vita" e di conseguenza per non avere la lealtà di guardare negli occhi il  suo pubblico raccontando ciò che io ho provato di fronte all'umiliazione di uno sfratto. La scelta di scriverle, evitando di espormi a volto scoperto tra i suoi invitati, nasce dal fatto che fino ad ora ho cercato di proteggere la mia famiglia e soprattutto mio figlio che adoro e che ha già sofferto abbastanza a causa di alcuni momenti di smarrimento dei propri genitori.
Ho cinquant'anni anni, sono laureato in lettere moderne, non penso di essere nè vecchio nè giovane, anzi per una certa cultura sono ancora identificato come un bamboccione e forse, visti i fatti e vista la mia a volte ancora dipendenza economica e morale dai miei anziani genitori,ex insegnanti elementari, appartengo anch'io a questa ironizzata categoria. Ciò che voglio narrarle, affinchè possa essere utile a qualcuno che si trova nelle condizioni da cui io sono passato, riguarda lo sfratto dalla casa  in cui ho abitato per circa dieci anni. Se chiudo gli occhi e ripenso a quel giorno in cui ho ricevuto dal tribunale  l'intimazione di sfratto per morosità  provo ancora un senso di inadeguatezza, accompagnato da vergogna, paura,senso di colpa, tormento, vuoto come quando si ha la sensazione che ormai la vita ha preso la strada dell'infelicità e nulla ha più senso . Premetto che sono religioso o,  quanto meno, ho una mia religione ed è stata questa, insieme a quell'angelo di mia moglie, a far sì che il giorno stabilito per lo sfratto esecutivo non si traducesse in un appuntamento con  la morte. L'appartamento in cui risiedevamo, situato in una zona semicentrale di Milano, era di circa settanta metriquadri e l'avevamo scelto insieme a Giovanna, mia moglie ingegnere, con l'entusiasmo di due ragazzini. Era piccolo e anche un po' scialbo ma aveva un delizioso terrazzino e questo raro dettaglio ci aveva convinti che, nonostante la richiesta da parte della proprietà fosse un po' altina, quello era il nostro nido, dopo tutto entrambi lavoravamo e pagare quell'affitto non sarebbe stato un problema. Per un certo numero di anni quella casa, che col tempo aveva assunto calore e sapore, era diventata il nostro luogo del cuore dove ci si ritrovava ogni sera a cena ad ascoltare i piccoli problemi del figlio che, mano mano, cresceva e dove le piante e i fiori del terrazzo mettevano radici sempre più lunghe come se ,allo stesso modo di noi, avessero pensato  che lì avrebbero vissuto per sempre. Poi è subentrata la crisi, mia moglie che lavorava per una multinazionale ha perso il posto, io che avevo una piccola libreria indipendente sono  fallito con la conseguenza, quasi immediata, di non poter più pagare l'affitto perchè quei pochi soldi che ancora avevamo da parte servivano per mangiare, per pagare le utenze e garantire almeno le cure mediche e scolastiche al figlio che cresceva. E' a questo punto che quella casa del cuore, tanto amata e che ormai profumava solo di noi, è diventata l'incubo delle nostre notti. Il proprietario, ricco immobiliarista con appartamenti in tutta Milano, in poco tempo ha scelto le vie legali e attraverso queste la congiura dello sfratto che, a poco a poco, ti toglie le forze perchè, nonostante tu sia incolpevole, non sai come uscire dalla tua morosità. Il proprietario dell'immobile diventa il tuo aguzzino, ti umilia, ti tortura diffidando di te e della tua buona fede, poi, in relazione alla legge in corso, ti sferra il colpo finale ottenendo l'intervento della forza pubblica e lo sgombero di quel nido che a tutti i costi cercavi di difendere. E' brutto dover lasciare così, con disperazione, quella che comunque era la propria abitazione, è brutto sapere che una tale mattina sfonderanno la tua porta e ti faranno lasciare tutto il tuo mondo, così com'è, dandoti l'opportunità entro due mesi di recuperare mobili e quant'altro, è brutto soprattutto spiegare tutto questo a un figlio adolescente e vedere che tua moglie soffre senza fartene una colpa e prova vergogna e rabbia verso una società dove è solo il denaro il sale della vita senza pensare che ci sono famiglie d'origine, come la mia e la sua, che avevano speso tutte le loro risorse economiche, con fatica ma soprattutto con orgoglio, per farci studiare e laureare.
Ecco, caro direttore, se vuole, visto che io al suo convegno non potrò esserci, per i motivi che ho esposto all'inizio, legga pure questa mia lettera, se lo ritiene, alla quale aggiungo un finale a sorpresa. Ce l'ho fatta ad evitare l'umiliazione dello sgombero grazie a un vero amico, uno di quelli che in questa società individualista è una  perla rara. Lui contrariamente al mio ex padrone di casa, a cui avevo chiesto tempo e pazienza, mi ha dato fiducia prestandomi i soldi occorrenti per andare in un luogo nuovo dove ricominciare a vivere. Ora con mia moglie abitiamo a Chiaravalle, abbiamo trovato un bilocale grazioso e dignitoso che sembra portarci anche fortuna poichè Giovanna ha nuovamente un posto di lavoro e col suo guadagno stiamo sistemando le nostre pendenze economiche. Io invece, proprio in questo borgo, sto piano piano rinascendo e con l'aiuto di un frate aprirò presto un'altra piccola libreria. Siamo stati alla fine fortunati, mio padre dice sempre che quando meno te l'aspetti è la provvidenza ad  aggiustare ogni cosa ed è quello che volevo ricordare a chi sta passando dalla mia stessa strada esortandolo a non perdere coraggio e soprattutto stima in se stesso. Infine vorrei dire poche  parole ai suoi interlocutori: la casa, scrivono certi autori di livello, è come una seconda pelle immaginate il dolore quando te la strappano. Giovanna quando passiamo in macchina nelle vicinanze della nostra vecchia abitazione mi chiede ancora: "Fai un altro giro, mi mancano le mie piante". Grazie per avermi letto, un cordiale saluto. Armando
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