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giovedì 12 giugno 2014

Ancora arte concettuale? No grazie


                                                          In cammino per Santiago


Leggo con meraviglia e un certo sogghigno che qualcuno ha impiccato Catellan, in effige naturalmente, era un manichino di cera con le sue sembianze appeso ad un albero. Chi la fa l'aspetti direbbe il saggio, qualcuno ha voluto dimostrare quanto ridicole siano certe performances di arte contemporanea con la loro pretesa di ergersi al disopra del sentire comune. Ho già detto che per me non si tratta di arte ma di esibizione narcisistica di disagi interiori che hanno la pretesa di interpretare lo spirito dell'epoca e che, per il fatto di essere mostruosi, nel senso latino di portentosi e provocatori, fanno colpo sui mass-media e dunque costituiscono un potenziale di comunicazione che suscita attenzione e quindi pubblico. Il solito Catellan è capace di richiamare molta attenzione vuoi in negativo che in positivo, a quest'ultima categoria appartengno quei pochi potenti che hanno fatto salire le sue quotazioni vertiginosamente e che plaudono interessati ad ogni sua esibizione, alla prima invece appartengono quei tanti, come me, che vorrebbero essere lasciati in pace da queste provocazioni in un mondo reale che già di per sè ne è pieno: ai famosi eccessi della "surmodernitè" di Marc Augè sono da aggiungere anche questi. Ma veniamo ai fatti: dieci anni fa "regnava" a Milano il sindaco Albertini amante delle installazioni provocatorie purchè di richiamo internazionale, vedi Alba di luce davanti alla stazione Centrale, L'ago e il filo in Piazza Cadorna, Liberskind alla ex fiera ecc, va da sè che il personaggio non poteva non vedere di buon occhio la possibilità di mettersi in mostra attraverso le performances di uno come Catellan. Dunque il suddetto artista pensò bene che esibire dei manichini raffiguranti bambini appesi per il collo alla quercia di piazza XXIV maggio fosse abbastanza scioccante da far parlare tutti i media. E così fu. Infatti tutti i giornali ne parlarono e ci furono i soliti stucchevoli dibattiti su ciò che era arte e ciò che non lo era. Nel frattempo un muratore sensibile, offeso da questa macabra rappresentazione, si arrampicò sull'albero e zac, tagliò le corde agli impiccati che caddero al suolo. La maggior parte della gente applaudì ma non il Comune che denunciò il poveretto per danneggiamento di opera d'arte e credo che fu anche processato. Non so che fine abbia fatto ma forse quelli che hanno impiccato Catellan in effige, dieci anni dopo, hanno voluto vendicarlo e lanciare questo messaggio:"Siamo stufi di queste performances degli "artisti" contemporanei, dei Piero Manzoni, dei Catellan, delle Abramovich e compagnia cantante, siamo stufi dalla negatività umana ingigantita dai mass-media, vogliamo ritornare ad un'arte che insegua la bellezza come rispetto per la vita e come promessa di felicità, vogliamo provare emozioni positive e non essere continuamente provocati da emozioni legate alla rabbia e alla paura. Di questo dovrebbero tener conto gli amministratori prima di lasciar spazio a qualche matto ricco e alle sue esternazioni e visto che si lamentano tanto degli writers dovrebbero magari chiudere un occhio in più là dove sia individuato un valore di arte nel senso suddetto, oltretutto è gratis.  Tra l'altro farebbe anche meglio agli assessori alla cultura visto che uno di questi è svenuto durante una perfomance di Marina Abramovich.