Google+ Badge

venerdì 21 marzo 2014

L'eleganza dell'arte

Riprendo il discorso sull'arte del '900 affrontato nel post Delenda Ars del luglio scorso, in quella occasione avevo appena visitato una mostra sulla pittura dell'ottocento e del novecento ed avevo espresso il parere che su buona parte dell'arte del secondo novecento, cioè dagli anni '50 in poi, era meglio stendere un velo di oblio se proprio non la si voleva distruggere.  Oggi ricevo un invito per una mostra a Palazza Reale dedicata a Piero Manzoni e la sua merda d'artista. Avevo già detto, in altra mia pubblicazione, che l'arte concettuale è una mistificazione dell'arte e che sarebbe il caso che la cultura dell'Occidente rivedesse il significato stesso del termine. La mia opinione è che da quando il filosofo romantico Friedrich Schiller agli inizi dell' 800 ha affermato essere l'arte l'attività umana che crea da se le sue regole, e si è messo l'accento sull'originalità e la novità, abbiamo avuto un crescendo di provocazioni con lo scopo precipuo di stupire ed essere davanti a tutti nella ricerca dello strano. Il fatto poi che una filosofia prevalente tendesse alla smaterializzazione dell'arte ha fatto sì che quest'ultima si snaturasse per diventare "pura idea" e l'elemento teorico prevalesse su quello estetico. Questo termine deriva da aesthesis, in greco sensazione. Il termine snaturare non è usato a caso perchè l'arte nella sua natura ha bisogno dell'elemento materiale per esprimersi, nell'antica Grecia la techne (arte) era l'abilità dell'artigiano nel trattare la sua materia propria, lo scultore il marmo, il pittore i colori e così via , che una corrente contemporanea  intendesse per arte un concetto è un travisamento del suo significato. Inoltre è un falso perchè anche il concettuale si esprime con la materia, anche se fecale, nel nostro caso, inscatolata in belle lattine con tanto di scritte per essere collezionate.  E qui casca l'asino, si può così notare che sono i collezionisti che determinano il valore di un artista e di una sua opera e quanto più sono potenti tanto meno sopportano che quello che hanno collezionato, naturalmente consigliati da critici interessati, possa scendere di valore. Questa è un' operazione finanziaria che nulla ha a che fare con l'arte ed il suo significato che dalle origini delle grotte di Lascaux è sempre stato quello di unire il fenomeno al noumeno, la terra al cielo, direbbero i poeti,  mediante l'artista sciamano favorire la fusione con il cosmo, uso questo termine e non universo perchè per i Greci cosmos aveva un valore estetico, cioè legato alla bellezza. Tornando a noi, quindi a uno spirito ecologico, che oggi dovrebbe essere prevalente come rispetto per la vita anche in relazione al tema di Expo, suona offensivo che si vada a recuperare un artista folle, morto a trent'anni di cirrosi per il troppo bere.  Un' idea che vuole migliorare il mondo prima dovrebbe far bene a chi la propugna. Lui sostenuto da una cultura coprofaga e malata di narcisismo, esaltava le  proprie feci come  trionfo di Thanatos.  Questo giovane assessore  che, a fronte di una mia richiesta di una mostra su Marius Ledda, un grande artista (questo sì) che ha dedicato una lunga vita piena di avventure alla ricerca del sublime, dimenticato immeritatamente dai suoi predecessori, mi  ha fatto comunicare che Palazzo Reale è occupato fino a tutto il 2016 ci dovrà spiegare che cosa ci aspetta dopo la merda.

7 commenti:

  1. .....Un anziano signore collezionava da quasi mezzo secolo vini di grande prestigio e valore. Li teneva nell’ampia cantina seminterrata. Lì finiva, in forma di bottiglie, quel che guadagnava. Udiva, in quegli oscuri e umidi locali, perfino le mute voci dei fermenti. Bottiglie di vini di tutta una vita, egli le contemplava come icone preziose e le accudiva neanche fossero creature viventi. E se ne beava. Un brutto giorno, non era mai successo, venne giù il cielo inondando la regione e facendo straripare i fiumi. Dentro la cantina si riversarono ettolitri d’acqua piovana e fanghiglia. Una volta che la tempesta si fu placata, il vecchio signore osservo il disastro intorno a sé, immerso nel fango fino alle ginocchia, con la torcia elettrica in mano, incredulo. Ma si consolò subito perché ogni cosa era rimasta al suo posto. I turaccioli avevano perfettamente difeso tutte le bottiglie. Solo che sull’acqua navigavano, in beatitudine, in lungo e in largo, le etichette, che si disperdevano incrociandosi. Il nobile signore gettò un’occhiata alle bottiglie, erano tutte uguali, nude e infreddolite, allineate e senza nome, degradate e derelitte. Prima formavano un popolo con le sue gerarchie, adesso erano un’informe società di massa. Il vino si era salvato, era rimasto lo stesso di prima, ma non valeva quasi più niente. Il valore di ogni pezzo non si poteva più vedere a occhio nudo, dall’esterno, bisognava scoprirlo nella qualità intrinseca del suo contenuto, assaggiandolo e indovinandone i pregi.....[vincenzo cerami]

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Ricci che bello questo apologo, si adatta proprio al caso nostro.Le etichette determinano il valore dell'oggetto ma nel caso del collezionista di bottiglie di vino almeno un contenuto c'è e lui assaggiandolo, se è un esperto, potrà rimettere le cose a posto. Nel nostro caso vi è solo etichetta senza contenuto, ma non è detto che Manzoni non vi abbia provveduto concretamente, comunque succedesse un guaio simile alla mostra di Palazzo Reale lo faremo assaggiare ai critici.

      Elimina
  2. Elegante deriva da "eligere", scegliere. Anche l'arte è una scelta, a cominciare dalla preferenza delle istituzioni al massmediatico Manzoni, piuttosto che al cittadino del mondo Ledda, del quale mi onoro di possedere due composizioni, e che per certo non mancò di scandalizzare col suo surrealismo di rottura le allora attuali impostazioni razionali e positiviste. D'altro canto viviamo nello spirito del tempo, lo "Zeitgeist" inventato dall'antilluminista Herder, maestro di Goethe, e Manzoni è pur sempre stato l'inventore della "performance", l'inedita inversione del rapporto fra autore e fruitore. Mi ricordo i "vuoti" di Bob Low alla Biennale degli anni '70. Ancora una volta, una scelta.
    Adesso è il mercato a scegliere, un tempo era il mecenate di turno, la reggenza, la chiesa, o la politica degli stati etici. Ma sono ancora io fruitore a esercitare la "mia" libertà di scelta, irrinunciabile, "elegante", come dice Maurizio.

    RispondiElimina
  3. …il problema non è tanto l’arte come performance, che non saprei se attribuire a Manzoni, è semmai il rapporto ad hoc tra questa arte performativa e la comunicazione di massa, negli anni ’50 e ’60 in grande fervore, un ammiccamento che risultò fatale. Oggi lo sappiamo, le istituzioni e anche la politica si sono risolti in un inchino al mercato (leggi comunicazione). Io non sono nostalgico, anche se non amo l’arte contemporanea, perlomeno non tutta. Ma non la amo semplicemente perché non mi rende felice e, invece, mi fa solo “divertire”: appunto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A dire la verità a me proprio non diverte mi fa solo arrabbiare pensando al disequilibrio che si è generato fra gli "artisti" portati dal mercato e i veri produttori di arte. Pavel Floreski, filosofo russo morto nel 1941 nei gulag, diceva che tra un mentitore e un vero artista la differenza è che il primo sale al mondo invisibile con presunzione e si porta dietro tutti i suoi fantasmi egocentrici perdendosi e credendo di essere un ispirato il secondo invece sale con umiltà nudo e ne discende portandosi dietro cose ineffabili di quel mondo. Quale dei due ci renderà più felici?

      Elimina
  4. Lo dicevo che (non vorrei essere) non sono nostalgico. Su chi ci renderà felici non vi è dubbio. Vorrei sapere, però, chi sono oggi i veri artisti: gli integrati (al mercato), oppure i nostalgici di un'arte che fu.Il vecchio signore della storiella sopra, chi è? Quando dico, mi dieverte e basta, dico che non è arte.Ma la dissipazione, credo, arriverà, volenti o nolenti, alle sue estreme conseguenze. Forse....(ma ho qualche dubbio)....rinascerà uguale a prima (prima?).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non si tratta di essere nostalgici ma di riconoscere che la nostra cultura ha dimenticato la bellezza che un tempo era riconosciuta come un bisogno primario che l'arte aveva il compito di soddisfare. Quando quest'ultima ha perso questa finalità ecco che sono cominciati i guai: la provocazione e lo scandaloso sono diventati i sostituti sostenuti dal potere dei mass-media. Oggi è infatti difficile individuare il vero ispirato dal folle, un metodo potrebbe essere quello suggerito da lei appunto che si basa sulla propria sensibilità ma purtroppo anche questa è inquinata dalla pubblicità e dal potere, siamo diventati tutti consumatori coatti un processo diseducativo che dura da molto.

      Elimina