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domenica 14 giugno 2026
Intervista della Di Baio Editori sul libro Il senso ordine dell' architettura
domenica 8 giugno 2025
Nuovo libro
Questo nuovo libro è il condensato di riflessioni sull'architettura nei corsi dell' Istituto. L' amico e allievo Roberto Sacchi, che ringrazio, ha scritto questa recensione.
IL SESTO ORDINE DELL’ARCHITETTURA
venerdì 26 aprile 2024
Evento celebrativo dei quarant'anni dell'Istituto Uomo e Ambiente
Atti del convegno L’educazione ecologica nella
morfogenesi urbana. Realizzato in data 6.5. 2024 al Centro internazionale di
Brera.
Inizio ore 9.30
L’architetto Sebastiano Coriglione, coordinatore,
introduce l’argomento del convegno anniversario dei quarant’anni dell’Istituto
Uomoe Ambiente e presenta il primo relatore che è l’assessora all’ambiente del
Comune Elena Grandi. Lei dopo i ringraziamenti per l’invito elenca le
realizzazioni che il suo assessorato sta portando a termine e le difficoltà
relative per rendere più sostenibile e più verde la città di Milano. Il secondo
relatore è l’architetto Lidia Arduino, cofondatrice dell’Istituto, che racconta
come è nata l’idea di creare una associazione che avesse come scopo quello di
contribuire a formare una cultura ecologica per gli architetti e
l’architettura. Questo è successo da un incontro con l’arch. Maurizio Spada,
attuale direttore, nei primi anni ottanta in una scuola di arti e mestieri a
Lissone dove un gruppo di giovani architetti avevano formato una piccola
Bauhaus. Questo poi ha influenzato anche la sua professione e la sua attività
politica come amministratore di Cusano Milanino. Il terzo relatore presentato
da Coriglione è l’architetto, scrittore Marco Guido Santagostino che nel suo
discorso ha ricordato principalmente il contenuto del libro La cultura della
bellezza, Albeggi editore, di M. Spada che lo ha positivamente impressionato
tanto da considerarlo un vademecum per chi vuole cimentarsi con l’architettura,
l’urbanistica e il paesaggio. Dopo questo intervento è stato presentato lo
sponsor Lorenzo Caimi della ditta Caimi che produce tra l’altro sistemi per
l’isolamento acustico, il quale ha esposto con immagini e filmato la realtà
della sua azienda fondata dal padre. L’intervento dell’architetto paesaggista
Gioia Gibelli, presidente della Casa dell’agricoltura, ha riportato il
dibattito sul tema del paesaggio, della bellezza e della necessità di portare
la natura nella città affinché anche le giovani generazioni acquisiscano una
coscienza ecologica portando come esempio un suo intervento al Parco di Monza.
Il quinto relatore è stato l’architetto urbanista, professore al Politecnico di
Milano, Antonello Boatti che ha parlato della ipotesi di riapertura dei navigli
milanesi con immagini e filmati che hanno illustrato uno studio commissionato
al Politecnico dal Comune. L’ultimo intervento è stato quello dell’architetto
Maurizio Spada che ha ripercorso la storia dell’Istituto e le finalità che sono
ancora molto attuali, costituiscono il contenuto del primo articolo dello
statuto e prevedono un ulteriore sviluppo al quale l’Istituto sta lavorando
insieme alla sua equipe di specialisti. Si conclude così l’incontro.
venerdì 3 giugno 2022
La cultura della bellezza
sabato 16 ottobre 2021
Master sulla bellezza
La
bellezza è nella natura e noi impariamo ad apprezzarla fin dalla più tenera
età. Il 900 ci ha alienati della sua presenza nelle cose e della nostra
capacità di coglierla. E’ diventata un orpello e un lusso per pochi. Dobbiamo
quindi riconquistare la nostra sensibilità sapendo che non ci è data
gratuitamente ma è il frutto di un lavoro di approfondimento. Per quanto
riguarda le opere dell’uomo la bellezza è il prodotto di un atteggiamento di
cura, attenzione e amore per il proprio lavoro. Ecco perché l’Istituto Uomo e
Ambiente, da sempre presente sui temi dell’ecologia e dell’estetica ha voluto
organizzare questo corso on-line per chi vuole approfondire la tematica,
soprattutto gli architetti che sono delegati a trasformare l’ambiente ma anche
ogni persona intelligente.
Il corso è diviso in cinque giornate: la prima è dedicata
alla filosofia perché è dalle opinioni generate da essa che provengono le
scelte in campo estetico. La seconda è sulla natura con esperti che la studiano
e la utilizzano con creatività. La terza verte sul paesaggio e sull’arte poiché
anche quest’ultima nel secolo scorso ha deragliato dalla sua finalità naturale,
cioè la bellezza. La quarta è dedicata
all’architettura ed infine l’ultima è sulla pratica e cioè come tradurre in
azioni l’importante bisogno sociale di equilibrio, ordine, eleganza e coerenza
che sono i principali attributi della bellezza.
venerdì 26 febbraio 2021
Territorio e pensiero ecologico.
Territorio e pensiero ecologico è il primo seminario che l'Istituto Uomo e Ambiente ha organizzato in collaborazione con la Casa dell'Agricoltura
domenica 4 ottobre 2020
giovedì 16 luglio 2020
venerdì 24 aprile 2020
Addio a un amico letterato
giovedì 26 marzo 2020
Coronavirus
giovedì 23 gennaio 2020
Rigenerare le periferie
Pulire le scritte sui muri è un primo passo per la dignità di un quartiere (Baggio)
Il seguente scritto di Giovanni Poletti, ex presidente della cooperativa Abitare, sua relazione al nostro ultimo convegno sulla casa, rappresenta per noi la modalità giusta per operare una rigenerazione urbana.
domenica 12 gennaio 2020
Gli alberi di via Bassini a Milano
martedì 29 ottobre 2019
In ricordo di un amico che scompare
mercoledì 9 ottobre 2019
Della Bellezza
Auguste Ingres L'odalisca
Della Bellezza.
di Federico Bock
Come dire, accostando “convenienza” e “bello”, che il bello è conveniente rispetto al non-bello, il bello è utilitaristico, dà giovamento, ciò che riprova la giustezza del pensiero di Jaspers sopra riportato.
Invece bisogna andare oltre il concetto di bellezza, per esplorare il quale basta consultare un buon dizionario (qualità di ciò che è bello, valore estetico delle cose). No, io voglio conoscere cosa è la bellezza, non il concetto della bellezza nei suoi molteplici contenuti, non voglio correre il rischio di banalizzare la bellezza con il “bello” e con il “mi piace”: la bellezza non è il “bello” e non è il “mi piace”.
Plutarco dice che nel tempio dedicato a Iside, a Sais, in Egitto, c’è un’iscrizione di fronte alla quale si sono inchinati i grandi del pensiero (Goethe, Schiller, Kant, Novalis):
- “Quid fuit, est, erit, ego sum, peplumque meum nemo submovit” (“Io sono tutto ciò che fu, che è, che sarà, e nessun mortale ha mai sollevato il mio velo”).
Ma non è forse, questo, l’emblema della bellezza? Allora la bellezza diviene l’aspirazione a sollevare il velo di Iside, diviene lo “streben”, la curiosità a (cercare di) perseguirla, come non dissimilmente avviene per altri termini delineanti l’operare dell’uomo, quali – dicevamo – la giustizia, la verità, la libertà.
Bellezza, dunque, è già la curiosità della bellezza, curiosità inappagabile, irraggiungibile, inarrestabile.
Viene in mente il motto latino festina lente (affrettati lentamente), che Svetonio mette in bocca ad Augusto, oppure il mio motto “chi ha fretta ha sempre torto, chi ha torto ha sempre fretta”.
C’è un poeta francese, Valery, che ha teorizzato l’elogio della lentezza, che teme la fretta e la concitazione, che aborrisce la frenesia conseguente alla perdita di sensibilità del moto senza tregua. Valery è atterrito, più che dal vuoto, dal movimento infinito e senza senso che incontra ad ogni piè sospinto, e fa suo il frammento di Blaise Pascal “il silenzio eterno di questo spazio infinito mi spaventa”.
Lasciarsi spaventare dall’infinito, questo è “bellezza”. Anche se lo stesso Leopardi, che pure all’infinito ha dedicato una composizione, dubita che l’infinito sia veramente infinito, o non piuttosto “finito” anch’esso, dubbio cui la scienza non ha saputo finora rispondere.
Valery ritiene il progresso e la morte inestricabilmente connessi.
Sembra anticipare Adorno, quando questi afferma, nei Minima Moralia, che l’atteggiamento a-storico nei confronti della velocità del cambiamento si accompagna alla consapevolezza della sicura caducità del mondo.
Ma la caducità del mondo non è forse ancora una volta ciò che è nascosto sotto il velo di Iside? La caducità del mondo non può essere, forse, l’esserci heideggeriano della bellezza, il cui velo nessuno mai è riuscito a sollevare, ma tutti fra i dotati di cuore cercano pervicacemente di fare?
Siamo ancora al velo di Iside, e si noti che in tutto il suo scritto non una volta Shitao menziona il termine “bellezza”, che pure muove tutta la sua arte in una curiosità e tensione (“streben”) che lui stesso ben teorizza.
La “bellezza” non è il “bello”, che è soltanto suo attributo.
“Bellezza” (femminile) e “bello” (maschile).
Schönheit (femminile) e Schöne (neutro).
Beauté (femminile) e beau (maschile).
Beauty (femminile) e beauty (maschile).
Belleza (femminile) e hermoso (maschile).
Beleza (femminile) e belo (maschile).
“Vieni dal cielo profondo o esci dall’abisso
Bellezza? Il tuo sguardo, divino e infernale,
dispensa alla rinfusa il sollievo e il crimine,
ed in questo puoi essere paragonata al vino,,,”.
E più avanti:
“Esci dal nero baratro o discendi dagli astri?
Il destino irretito segue la tua gonna
come un cane; semini a caso gioia e disastri,
e governi ogni cosa e di nulla rispondi.”
Direi che questa lirica è proprio paradigmatica dell’iscrizione di Iside a Sais: io fui, io sono, io sarò, nessun essere umano ha mai sollevato il mio


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Leggere questo testo di Maurizio Spada è stato per me come fare un tuffo nel passato.
Personalmente ho avuto la fortuna di conoscere l’autore più di 35 anni fa, frequentando i primi corsi di ecologia in architettura che organizzava al palazzo delle Stelline a Milano e incontrandolo poi per molto tempo.
Non è un romanzo, ma è un pò come se lo fosse; è un dialogo diretto tra maestro e allievo, come possiamo immaginare fosse nell’antica Grecia, tra Aristotele o Socrate o Pitagora e i suoi allievi, dove, tra una domanda e una risposta, escono interessanti spunti di riflessione.
E’ un libro olistico, in cui tra gli argomenti critici di ecologia in architettura e in urbanistica nella società odierna, si intersecano spunti di sociologia, antropologia, storia, arte, letteratura, filosofia, interrelati e coerenti in una scrittura che ricorda i testi di Giancarlo Argan, ma con qualche stimolo in più per la contemporaneità delle riflessioni.
Per chi come me ha conosciuto Maurizio Spada, il Sesto Ordine dell’Architettura rappresenta il riassunto del suo sapere di architetto e filosofo, ma anche di visionario, poichè Spada, per primo in Italia, ha immaginato la direzione che avrebbe preso l’architettura legandosi all’ecologia, cosa che sta accadendo, anche se con qualche distorsione culturale.
Credo che ogni laureato in architettura, con qualche anno di professione, dovrebbe leggerlo, soppesando i concetti e rileggendoli, troverebbe molti spunti su cui riflettere in merito alle proprie scelte progettuali e all’etica con cui ha affrontato il proprio lavoro.
Ma anche un giovane laureato, curioso di continuare ad imparare, troverebbe un metodo di approccio per affrontare il mondo del lavoro con etica e senso critico.
In un certo qual modo questo libro l’ho sentito anche un po' mio, dato che l’allievo con cui dialoga il maestro, porta il mio stesso cognome.